13) Jung. Il concetto di inconscio.
In questo saggio, apparso nel 1920, Jung propone la sua estensione
del concetto di inconscio: bisogna infatti distinguere tra
contenuti dell'inconscio personale (che comprendono tutto ci che
 stato rimosso, dimenticato, pensato e sentito al di sotto della
soglia della coscienza) e contenuti collettivamente inconsci che
sono ereditati: questi sono da riferire ai miti, ai motivi e alle
immagini che si ripetono nella tradizione di molte culture.
C. G. Jung, Tipi psicologici ( pagine 261-262).
Il concetto di inconscio  per me un concetto esclusivamente
psicologico, e non un concetto filosofico nell'accezione
metafisica. A mio modo di vedere l'inconscio  un concetto-limite
psicologico che copre tutti quei contenuti o processi psichici che
non sono coscienti, ossia che non sono riferiti all'Io in modo
percettibile. Il diritto di parlare in genere dell'esistenza di
processi inconsci deriva per me unicamente dall'esperienza, e
precisamente in primo luogo dall'esperienza psicopatologica, la
quale rivela incontestabilmente che, per esempio, in un caso di
amnesia isterica l'Io ignora l'esistenza di estesi complessi
psichici, ma che un semplice procedimento ipnotico  in grado di
dare nel momento successivo una perfetta riproduzione del
contenuto smarrito. Migliaia di esperienze di questo genere ci
autorizzano a parlare dell'esistenza di contenuti psichici
inconsci. La questione dello stato nel quale si trova un contenuto
inconscio fino a che non  ancora associato alla coscienza si
sottrae a ogni possibilit di conoscenza. E' pertanto del tutto
superfluo voler formulare supposizioni al riguardo. A simili
fantasie appartiene l'ipotesi della cerebrazione, del processo
fisiologico eccetera E' anche assolutamente impossibile indicare
quale sia l'ambito dell'inconscio, ossia quali contenuti esso
comprenda. Questo pu essere deciso solo dall'esperienza. In base
a essa noi sappiamo anzitutto che contenuti coscienti possono
divenire inconsci per la perdita del loro valore energetico.
Questo  il normale meccanismo del dimenticare. Che questi
contenuti non vadano definitivamente perduti cadendo al di sotto
della soglia della coscienza lo sappiamo per esperienza, potendo
essi riemergere, talvolta anche dopo decine di anni, in
circostanze adatte, per esempio nel sogno, nell'ipnosi, come
criptomnesia, o per il rinnovarsi di associazioni connesse con il
contenuto dimenticato.
Inoltre l'esperienza ci insegna che contenuti coscienti possono
finire per dimenticanza intenzionale al di sotto della soglia
della coscienza senza perdita troppo rilevante di valore, processo
cui Freud ha dato il nome di rimozione di un contenuto penoso. Un
effetto analogo si ha per dissociazione della personalit, cio
per dissolvimento dell'organicit della coscienza in conseguenza
di un violento affetto o d'uno shock nervoso, oppure nella
schizofrenia per la disgregazione della personalit (Bleuler).
Cos pure sappiamo per esperienza che alcune percezioni
sensoriali, a causa della loro debole intensit o a causa di una
deviazione dell'attenzione, non raggiungono l'appercezione
cosciente e tuttavia divengono contenuti psichici mediante
un'appercezione inconscia, il che pu essere ugualmente
dimostrato, per esempio con l'ipnosi. La stessa cosa pu
verificarsi nel caso di determinate conclusioni e altre
combinazioni che rimangono inconsce per troppo scarsa consistenza
o per diversione dell'attenzione. Infine l'esperienza ci insegna
anche che vi sono connessioni psichiche inconsce, per esempio
immagini mitologiche, che non furono mai oggetto di consapevolezza
e che procedono quindi interamente da un'attivit inconscia.
Fin qui l'esperienza ci fornisce degli indizi che confortano
l'ipotesi dell'esistenza di contenuti inconsci. Essa per non pu
dir nulla su ci che eventualmente potrebbe essere un contenuto
inconscio. E' ozioso fare supposizioni al riguardo, perch non 
dato determinare tutto quello che potrebbe essere un contenuto
inconscio. Dov' il limite inferiore di una percezione sensoriale
subliminale? Esiste un qualsiasi criterio per determinare
l'esiguit o la portata di combinazioni inconsce? Quand' che un
contenuto dimenticato  totalmente estinto? Per questi
interrogativi non v' risposta.
L'esperienza che finora abbiamo circa la natura dei contenuti
inconsci ci consente per di compierne una certa classificazione
generale. Possiamo distinguere un inconscio personale che
comprende in s tutte le acquisizioni dell'esistenza personale,
dunque cose dimenticate, rimosse, percepite, pensate e sentite al
di sotto della soglia della coscienza. Accanto a questi contenuti
inconsci personali esistono per altri contenuti che non
provengono da acquisizioni personali, ma dalla possibilit di
funzionamento che la psiche ha ereditato, cio dalla struttura
cerebrale ereditata. Queste sono le trame mitologiche, i motivi e
le immagini che in ogni tempo e luogo possono riformarsi
indipendentemente da ogni tradizione e migrazione storica. Questi
contenuti io li denomino collettivamente inconsci. L'esperienza ci
insegna che anche i contenuti inconsci, al pari di quelli
coscienti, sono impegnati in una determinata attivit. Come
dall'attivit psichica cosciente derivano determinati risultati o
prodotti, cos anche l'attivit inconscia svolge un'attivit
produttiva che si esprime per esempio nei sogni e nelle fantasie.
E' ozioso speculare sul grado di compartecipazione della
coscienza, per esempio nei sogni. Un sogno ci si presenta, non
siamo noi a produrlo coscientemente. Certo, la riproduzione
cosciente, o anche addirittura la stessa percezione, apportano in
esso molte modificazioni, senza per annullare in alcun modo il
fatto fondamentale di un impulso produttivo di provenienza
inconscia.
Il rapporto funzionale dei processi inconsci con la coscienza
possiamo definirlo compensatorio. L'esperienza ci mostra infatti
che il processo inconscio porta alla luce il materiale subliminale
cos com'esso  costellato dallo stato della coscienza: tutti quei
contenuti, dunque, che, qualora tutto rientrasse nell'ambito della
coscienza, non potrebbero mancare nel quadro della situazione
cosciente. La funzione compensatrice dell'inconscio si manifesta
tanto pi chiaramente quanto pi unilaterale  l'atteggiamento
cosciente; fatto, questo, di cui la patologia fornisce copiosi
esempi.
C. G. Jung, Tipi psicologici, Boringhieri, Torino, 1968, pagine
460-463.
